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Il filo rosso della carità a Novara

Novara

Il filo rosso della carità a Novara

Novara
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  • Risanamento

La storia della Casa del Divin Redentore affonda le sue radici nell’immediato dopoguerra ed è indissolubilmente legata alla figura di Rina Del Ponte Musso (Medaglia d’oro al valor civile), a Novara conosciuta come la Maestra Rina Musso, che dedicò tutta la sua vita a sostegno dei poveri e dei reietti della società.

Negli anni Cinquanta Rina Musso riuscì ad ottenere in donazione un’area piuttosto vasta, nella prima periferia della città, in via Ansaldi dove, grazie anche al generoso contributo dell’imprenditore Mario Pavesi, venne realizzata una struttura residenziale. 
La destinazione d’uso per la Signora Musso era chiara fin dall’inizio: sarebbe stata la casa di accoglienza per gli “ultimi”, per le persone appena uscite dal carcere o in difficoltà economiche, per gli emarginati sociali. Nell’area verde intorno alla struttura sarebbe stato realizzato un orto per le attività di recupero dei residenti, mentre nell’adiacente capannone si sarebbero organizzate attività formative per insegnare l’arte della falegnameria o della tipografia ai residenti, per favorirne il reinserimento sociale.
Fu così che il sogno di Rina Musso si realizzò e la Casa del Divin Redentore diventò un caldo rifugio per molti, negli anni che seguirono. Dopo la sua morte la struttura cadde in disuso e venne abbandonata: riqualificarla avrebbe comportato costi eccessivi. Lo scorrere del tempo aveva compromesso le condizioni della Casa del Divin Redentore, ma non la sua vocazione alla carità. 
Il sogno di una nuova vita per la Casa
L’occasione per arrestarne il degrado e recuperarne le finalità sociali si presentò quando uno spirito illuminato, Don Dino Campiotti, allora direttore della Caritas Diocesana di Novara, scorgendone le potenzialità, chiese e ottenne in concessione l’intera area per 25 anni dalla Diocesi di Novara, con l’obiettivo di recuperare l’antico sogno della Maestra Musso e farne una nuova casa di accoglienza. Anche il capannone sarebbe stato riutilizzato, questa volta con una destinazione d’uso diversa: qui infatti è tuttora operativa la Sartoria E’, dove si offre la possibilità di lavoro anche a persone in situazione di disagio (in gran parte donne).
Per avviare concretamente la riqualificazione dell’area si è dovuto però attendere il 2015.
La Cooperativa Gerico, di cui don Campiotti è presidente, ha partecipato a un Bando Emblematico della Fondazione Cariplo, con un progetto di ristrutturazione integrale ed energeticamente sostenibile che è stato giudicato particolarmente valido e meritevole.
Un cospicuo finanziamento, al quale si sono aggiunte nel tempo donazioni e importanti iniziative di charity da parte di altre Fondazioni e Associazioni presenti sul territorio, ha consentito la realizzazione del progetto.    
Tecnologie Hoval per la Casa del Divin Redentore

Durante i lavori di riqualificazione, oltre alla finalità etico-sociale, si è tenuto conto anche il valore della sostenibilità e dell’indipendenza energetica. Si è partiti da una specifica esigenza di Don Campiotti di realizzare un pozzo di prelievo per poter irrigare l’orto con il minimo consumo di risorse. L’acqua emunta dal terreno è stata lo spunto per pensare e progettare un sistema di climatizzazione geotermico reversibile ad acqua di falda che riscaldi in inverno e raffreschi in estate. 

Lo sfruttamento delle energie rinnovabili è stata quindi l'dea di partenza che ha guidato la progettazione dell’intera struttura e in particolare della centrale termica. L’acqua emunta a circa 12°C (temperatura costante durante tutto l’anno) dal pozzo di prelievo (a 40 metri di profondità), viene convogliata allo scambiatore di calore, dove cede 3-4°C al circuito secondario dell’impianto. L’acqua in uscita dallo scambiatore è accumulata in un serbatoio interrato di 10 m3 di volume da cui viene prelevata per l’irrigazione dell’orto, per i servizi igienici dell’intero immobile e per l’eventuale utilizzo nella rete antincendio.  L’acqua in eccesso viene infine restituita nuovamente alla falda, alla stessa profondità di prelievo (40 m.) tramite un altro pozzo dedicato.

L’acqua prelevata dall’ambiente viene comunque restituita all’ambiente totalmente incontaminata con una circolarità che risponde all’esigenza di sostenibilità. Inizialmente l’impianto geotermico, alimentato tra l’altro da un impianto fotovoltaico da 20 kW, doveva essere sufficiente per riscaldare l’intera struttura ricettiva. Quando poi si è aggiunta la sartoria, è stata creata una minirete di teleriscaldamento. Hoval ha fornito anche i pannelli solari termici, i sistemi di accumulo per la produzione di ACS e una caldaia a condensazione a integrazione degli impianti

Visti da vicino: gli impianti Hoval utilizzati

Il cuore della centrale termica è la pompa di calore geotermica Hoval Thermalia Dual R (55) , in grado soddisfare il fabbisogno dell'edificio per la climatizzazione sia invernale che estiva.
 

Grazie ai due circuiti frigoriferi completamente indipendenti, la Thermalia Dual R garantisce la massima affidabilità di esercizio. Gli scambiatori di calore ad ampia superficie in acciaio inox consentono inoltre il migliore trasferimento di calore all'acqua di riscaldamento, consentono di raggiungere elevate temperature dell'acqua e ottengono quindi un eccellente rendimento.

Estremamente silenziosa, Hoval Thermalia Dual (55) R presenta anche la funzione di raffreddamento integrata il sistema di regolazione Hoval TopTronicE contribuisce infine a rendere più smart l’impianto, consentendo la perfetta gestione integrata con tutte le componenti dell'impianto ed il controllo remoto ottimizzandone i consumi e rendendolo più sostenibile.

A supporto della pompa di calore è stata installata una caldaia a condensazione Hoval UltraGas (125), una soluzione che offre un’elevata efficienza grazie al sistema di combustione UltraClean  e allo scambiatore di calore AluFer brevettato che permettono di migliorare il rendimento e di ridurre il consumo di gas.

L'integrazione di sistema consente infine di sfruttare efficacemente l'apporto gratuito del sole, grazie a 6 collettori solari termici Hoval UltraSol per la produzione di acqua calda sanitaria, opportunamente integrati con 2 bollitori Hoval ESSR e un accumulo inerziale Hoval EnerVal

La massima efficienza del sistema è garantita dalla presenza del sistema di regolazione Hoval Top TronicE che gestisce i generatori, il campo solare e tutti i circuiti a servizio delle varie zone della struttura. L’innovativo sistema Hoval Top Tronic E è in grado di regolare la produzione di calore a seconda delle previsioni del tempo e delle effettive necessità. La digitalizzazione dell’impianto è stata ulteriormente integrata con il sistema di supervisione da remoto Hoval Top Tronic Supervisor che tramite Cloud e una rete VPN permette in controllo on-line dell'intero sistema, consentendo di ottimizzare i consumi grazie a una dettagliata reportistica degli stati di funzionamento del sistema impianto e alla predittività atmosferica. In questo modo, oltre a fornire dati analitici sul funzionamento e sull'efficienza dell'impianto, sui consumi e sulle eventuali anomalie che potrebbero comportare inutili sprechi, il sistema consente di consumare meno e di risultare quindi più sostenibile, grazie a una ridotta emissione di CO2.

La Casa del Divin Redentore è provvista anche di ventilazione meccanica controllata, fondamentale per ottenere i ricambi d’aria senza dover aprire le finestre. A rendere più efficiente la struttura contribuisce anche il sistema di isolamento a cappotto di 16 cm in lana di roccia e serramenti a triplo vetro. L’attenzione ai materiali e agli impianti utilizzati, al fine di ridurre al minimo le dispersioni, i consumi e le emissioni, ha consentito di ottenere un fabbisogno termico ridotto: 40 kW per l’intera struttura. Così, oltre a fare del bene alle persone, la Casa del Divin Redentore fa bene anche all’ambiente.
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